La narrazione è un bene comune

Ho un amico senegalese, si chiama Adama.

Lo conosco da vent’anni, ormai fa parte della mia famiglia allargata. Mi capita spesso di raccontare la storia della nostra amicizia così ho deciso di scriverla e di pubblicarla a puntate su questo blog.

Penso che ci siano molte storie come questa, amicizie che si sono create con immigrati che si sono stabiliti nel nostro paese e vivono vicino a noi, con noi. Credo che queste storie vadano raccontate, perché la strada dell’integrazione e della convivenza è ancora lunga e difficile e condividere una narrazione contribuisce a creare una storia e una memoria, fondamentali per il futuro.

Ci sono le storie, spesso straordinarie, delle persone che operano a stretto contatto con rifugiati e immigrati e ci sono le storie normali, quelle dei vicini di casa, dei compagni di lavoro e di scuola, quelle delle amicizie nate per caso, come la mia. Le storie normali. Questa normalità va raccontata perché la narrazione ha anche la funzione di creare socialità, di consolidare identità, di far nascere consapevolezza delle trasformazioni. La narrazione è un bene comune.

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