La memoria impossibile

Com'è nata la storia di "La memoria impossibile"

La memoria impossibile è stato il mio primo libro pubblicato. Nei miei progetti il mio primo romanzo sarebbe stato quello uscito nel 2012 con il titolo La distanza necessaria, infatti nel 2008 lo avevo già scritto, anzi ne avevo già fatto una prima stesura nel 1992. Poi, nel 1993, è arrivato il mio secondo figlio, Tilahun, che è il primo dei miei figli adottivi e nel 1999 è arrivata Zenebech. A quel punto avevo una bella famiglia con tre bambini – Andrea, Tila e Zene – un lavoro e la vita impegnativa delle donne tra i trenta e i quaranta che non vogliono rinunciare a niente. Qualcosa si è costrette ad accantonare, io ho dovuto mettere da parte le aspirazioni da scrittrice. Però non ho smesso di scrivere, anzi. Ho cominciato ad annotare su un quaderno i ricordi e i racconti dei miei figli, le conversazioni tra loro e quelle con me. Dopo un po’ di anni ho tirato il fiato, mi sono guardata intorno e ho capito di essere quasi fuori dal guado di un’esperienza intensa e complessa.

Mi sono detta: ricomincio a scrivere.

Ma non avevo idee o, meglio, nessuna idea riusciva ad eguagliare l’intensità di quello che avevo appena vissuto. Ho riletto gli appunti presi in tanti anni e sono partita da lì.

Come l'idea è diventata un romanzo.

Non volevo scrivere la storia della nostra famiglia, non volevo scrivere un libro sull’adozione, non volevo scrivere una fiction utilizzando un materiale così delicato che, in fondo, apparteneva ai miei figli.

Ho pensato di procedere per temi e di seguire il filo delle conversazioni con tutti e tre i miei figli. E così, ho costruito un elenco: la maternità, l’adozione, la lingua madre, la ricchezza e la povertà, le origini, la separazione, la religione, la casa, i fratelli, il nome, la nascita, la morte, la guerra, la fame e la sete, la scuola, le opportunità, il razzismo, la memoria.

La struttura del romanzo.

Un capitolo per ogni argomento, un racconto o un dialogo per ogni capitolo. Ho cercato e forse trovato una scrittura asciutta, senza orpelli di alcun genere, adatta a quello che stavo raccontando. Ho tolto più che aggiungere ed è nato un memoire che ha avuto lunga vita.

La  curiosità del titolo.

Il libro ha avuto i suoi primi lettori in famiglia. Inevitabile, visto che erano coinvolti. Senza il loro permesso non lo avrei mai pubblicato perciò solo dopo un consenso unanime ho provato a cercare lettori fuori dall’ambito famigliare.

Ci voleva un titolo. La proposta è arrivata da mio marito che, dopo averlo letto ha detto: << Hai scritto la storia di una memoria impossibile>>. Il suo commento è diventato il titolo, accolto subito anche dall’editore.

Sinossi.

Tilahun e Zenebech sono nati in Etiopia, un paese con una storia antichissima, stremato dalla carestia, dalla siccità, dai conflitti. Entrambi, cresciuti in regioni diverse, rimangono presto soli a causa della povertà e della guerra. Quando arrivano in Italia, sembrano dei piccoli adulti. Non hanno l’album delle foto dell’infanzia, hanno soltanto i loro ricordi. Con la nuova famiglia e nella tranquillità di una vita normale, tra i giochi con il fratello italiano Andrea e nelle conversazioni con la madre, riemergono lentamente, insieme ai ricordi dolorosi, anche le immagini di un passato ricco di affetti, incontri e tradizioni.

 La madre adottiva si offre di fare da memoria per i suoi ragazzi:<< Volevo che i miei figli fossero certi di poter consegnare a me il loro bagaglio di preziosi cocci, l’unico bagaglio con cui sono arrivati da Addis Abeba… Man mano che mi consegnavano la loro storia, come uccellini si spogliavano del vecchio piumaggio, e rapidamente assumevano nuovi modi di parlare, di muoversi, costruivano una nuova relazione con il mondo e dimenticavano>>. La madre scopre così che forse la memoria è impossibile, proprio come avere le fotografie mai scattate dell’infanzia.