Famiglia: femminile plurale

Com'è nata la storia di "Famiglia: femminile plurale."

Anch’io, a un certo punto, ho compiuto cinquant’anni. Io amo festeggiare i compleanni solo in modo intimo, in famiglia. Fin da bambina, non ho mai amato le feste con tanti invitati, i regali, le candeline da spegnere. Questo solo quando si tratta di me: mi piace invece festeggiare gli altri anche in grande stile, se lo desiderano. Per i cinquanta si poneva la grande questione: festa o no? Tutti in famiglia avevano un’opinione e una proposta. L’idea di questo romanzo è nata da quel dilemma e da quelle nostre discussioni, quasi per gioco.

In quel periodo, ero in attesa di un responso da Mondadori su un romanzo che la mia agente aveva proposto per la pubblicazione, filtravano messaggi positivi, era quasi fatta. Senza grande impegno, ma con uno spirito leggero, ho rivolto i miei pensieri ad altro: i cinquanta imminenti e una storia lieve che stavo scrivendo giorno dopo giorno, un po’ per esercizio e un po’ per gioco, forse, per esorcizzare l’imminente compleanno.

 

 

Come saprete, quando i pronostici sono favorevoli, spesso il responso è negativo: così è stato per il romanzo in lettura a Mondadori. Il tema era interessante, la mia scrittura era buona, ma il libro non rientrava nella tipologia di storie che l’editore stava cercando. Però, a dimostrazione dell’interesse per la mia scrittura, mi offrivano una possibilità.

Stavo scrivendo qualcosa? Avrebbero letto.

È così che quel piccolo esercizio quotidiano, nato per gioco, è diventato un lavoro serrato e la storia di Nina che, come me, era indecisa se festeggiare i suoi cinquant’anni, è diventata un romanzo.

Come l'idea è diventata un romanzo.

Mentre scrivevo, il tema iniziale si è trasformato e il compleanno – proprio come accade nella realtà – è diventato solo spunto della protagonista per un fare un bilancio della propria vita. Tra le pagine del libro, Nina vive le sue giornate e, intanto, riflette sulla propria vita, sulle occasioni, sulle scelte.

A ben pensarci, la voce narrante è quella di Nina, ma protagonista del romanzo è la sua famiglia allargata. È così che, a quanto mi dicono i lettori, il romanzo ha assunto il tono di una storia corale.

La struttura del romanzo.

Chiaramente, era necessaria una struttura. Ho scelto un percorso articolato come un diario mensile, il racconto di un anno, il tempo che separa Nina dal suo compleanno. Accetterà di festeggiarlo? È una delle domande. Ma altre domande sorgono spontanee via via che i personaggi della grande famiglia di Nina faranno il loro ingresso nella storia. Cresce il personaggio e, insieme a lei, cresce tutta la famiglia.

Dodici capitoli preceduti da una rappresentazione grafica che, con Nina al centro, aiuti il lettore a comprendere i legami con gli altri personaggi e quelli dei personaggi fra loro.

 

La curiosità del titolo.

Ogni autore dà il proprio titolo, il mio per questo romanzo era Cento di questi giorni, un riferimento esplicito al compleanno.

Famiglia: femminile plurale, invece, è un’espressione di Lorenzo, il figlio dislessico di Nina, che gli editor Mondadori hanno tirata fuori dal testo per farne il titolo. Un titolo più originale e, soprattutto, centrato sul tema della famiglia allargata, un tema che coinvolge varie categorie di lettori non solo le donne cinquantenni in un momento di bilancio. Infatti, le occasioni di discussioni che il libro ha stimolato sono state in relazione a questo argomento, a partire dal video Famiglia allargata? Si può fare ideato da Laura Guglielmi e realizzato da Serena Gargani reperibile su YouTube o su www.mentelocale.it.

 

Sinossi

Genova. Una casa luminosa da cui si vede il mare e una grande famiglia rumorosa e caotica, con un preciso centro di gravità: Nina. Capelli rossi, occhi verdi, gonne lunghe e scarpe basse, Nina è una di quelle donne che hanno il dono di saper tenere il mondo in equilibrio – un equilibrio allegramente precario. Un equilibrio che ogni tanto si perde – al suo attivo Nina conta due divorzi e un terzo matrimonio giunto come un regalo inatteso dopo i quarant’anni – ma che è sempre una conquista ritrovare, diverso e più forte: cresciuto, quasi, come i figli.

 Da gennaio a dicembre, nell’anno che precede il suo cinquantesimo compleanno, attraverso un diario mensile seguiamo Nina lungo le sue giornate, dove – più che nella borsa di Mary Poppins – c’è spazio per mille cose diverse: dall’appassionante lavoro come gallerista d’arte a tutte le esigenze della sua “famiglia meticcia”. Impariamo così a conoscere Marco, nato quando Nina aveva appena diciott’anni; e poi i gemelli Viola e Simone, avuti da Fabio, con il quale la passione iniziale si è spenta lasciando Nina avvilita e svuotata; e ancora Giacomo, che quel vuoto ha saputo riempire, e sua figlia Alice; e infine Lorenzo, il piccolo di casa, che adora i suoi fratelli e ha un problema di dislessia. È proprio Lorenzo che, nelle pazienti sessioni di lettura cui deve dedicarsi con i genitori, si ostina a non capire che la parola famiglia è di genere femminile ma di numero singolare: per lui famiglia è plurale, costitutivamente. E felicemente: perché una famiglia allargata è un gomitolo inestricabile, che in mezzo ai fili difficili delle vite di ognuno mescola quelli caldi e avvolgenti della condivisione, dell’amore e dell’amicizia: così che c’è posto per tutti, e la tribù di Nina si allarga alle sue giovani colleghe, alla sorella in attesa di due bimbi da adottare, alla sapienza antica della colf Pryanka…